Nato in Italia nel 1986, è un autodidatta.

Christian Tasso è un artista indipendente, nato in Italia nel 1986. 

Principalmente autodidatta, si dedica alla fotografia professionale a partire dal 2007 con il suo primo progetto intitolato “The Last Drop”, con cui l’anno dopo vincerà il premio “Fotoleggendo” a Roma. Sceglie di condividere per sei mesi la casa e il lavoro di una famiglia di contadini marchigiani, per raccontarne la vita quotidiana. 

Nella sua prima ricerca è possibile ritrovare le tematiche e la progettualità che lo accompagnano anche oggi e che continuano ad evolversi ogni giorno. La condivisione delle esperienze, la curiosità verso il genere umano, la ricerca del rapporto tra memoria e territorio, il legame con la natura. 

Nel 2009 comincia il progetto “Saharawi”, commissionato da una piccola realtà no profit, in cui documenta la vita delle persone con disabilità nel Sahara occidentale. Da questa esperienza nascerà il progetto fotografico “Nothing and so be it”, con cui vincerà il premio “The Aftermath Project” a Los Angeles nel 2011. La sua esperienza nel Sahara durerà anche negli anni successivi, dando vita al suo primo grande progetto espositivo.

Nel 2013 si trasferisce a vivere nell’ Hotel House. Questo complesso edilizio, divenuto un caso mediatico e raccontato come una sorta di ghetto in cui violenza e illegalità si distribuiscono in 16 piani, ospita 32 etnie diverse che convivono quotidianamente. Un microcosmo in cui il pregiudizio impone di non entrare. Durante la sua vita all’interno di questa enorme comunità Christian ha fotografato le persone, raccontandone le storie e riabilitandoli come esseri umani. Durante la sua permanenza organizza un corso di fotografia destinato agli inquilini più giovani concretizzatosi poi in una installazione artistica nel cortile della struttura, con l’intento di implementare l’iniziativa di inclusione sociale in collaborazione con la Cooperativa IL FARO e il supporto del Social Funds of the European Community. 

Dopo l’esperienza dell’Hotel House si dedicherà quasi esclusivamente a progetti a lungo termine. Nel 2016 realizza il documentario “MadrEmilia”, commissionato dall’Università di Modena e Reggio-Emilia e focalizzzato sulla vita di Pier Vittorio Tondelli, distribuito dalla RAI l’anno successivo.

Nella sua evoluzione artistica avviene un cambiamento anche nell’approccio al progetto, che lascia l’impostazione giornalistica per abbracciare una ricerca sempre più autoriale applicata alla fotografia documentaria. 
Nel 2015 da vita al progetto QuindiciPercento, incentrato sulla diversità nel mondo, che lo porterà, nei successivi tre anni, a viaggiare attraverso i continenti per incontrare persone disposte a condividere la propria esperienza di disabilità. L’approccio artistico aiuta l’espressività del lavoro, che diventa quasi catalogazione oggettiva e partecipativa dell’esperienza vissuta, dando vita ad una sorta di trattato artistico/fotografico sulla lettura dell’altro e l’eliminazione dei pregiudizi. Dalla prima parte del progetto è nato un libro, pubblicato in edizione limitata e finito sold out. Una serie di mostre ha avuto luogo in Italia e Belgio. La pubblicazione della seconda parte del progetto è in corso ed è prevista per fine 2018, in concomitanza del lancio delle nuove mostre.